Domenica 30 Aprile 2017 - 10:15

Brexit, May respinge le linee guida Ue: Nessun accordo

La premier britannica ha ribadito le sue priorità: libero mercato senza dazi e fine della libera circolazione dei migranti

Elezioni Generali 2017, Theresa May in campagna elettorale

 La premier del Regno Unito Theresa May respinge alcune delle maggiori richieste Ue sulla Brexit, sottolineando che quelle sono posizioni negoziali del consiglio europeo a 27 su cui concordano i leader europei. May lo ha detto al Telegraph, sottolineando che le sue priorità invece sono libero mercato senza dazi, fine della giurisdizione delle Corti europee, controllo della immigrazione. Linee guida che la premier britannica espresse in un discorso alla Lancaster House a gennaio. Fermata da un cronista del Telegraph durante una tappa della sua campagna elettorale in Scozia, la premier ha precisato il fatto che "non abbiamo un accordo sulla Brexit da Bruxelles. Noi abbiamo le loro linee guida per il negoziato, noi abbiamo le nostre attraverso la lettera Articolo 50 e il discorso alla Lancaster House che ho tenuto a gennaio", sull'importanza del controllo delle migrazioni ponendo fine alla libera circolazione e alla giurisdizione delle Corti Ue. Secondo May, "è importante che intorno a quel tavolo si sieda un premier del Regno Unito forte, con un forte mandato da parte del popolo britannico, cosa che rafforzerà la nostra posizione negoziale per assicurare che otterremo il miglior accordo possibile". 

Ieri, i leader dell'Ue a 27, senza il Regno Unito, hanno approvato all'unanimità le linee guida per i negoziati sulla Brexit. Incontrandosi per la prima volta da quando lo scorso 29 marzo la premier britannica Theresa May ha attivato l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, avviando così la procedura di uscita di Londra dall'Ue, i 27 riuniti a Bruxelles hanno dato una dimostrazione di unità, dando il via libera in meno di 15 minuti al testo di 8 pagine elaborato dai diplomatici nelle ultime settimane. Due gli elementi principali che emergono: il primo è che la priorità sarà quella di garantire i diritti dei cittadini, tanto quelli europei nel Regno Unito quanto quelli britannici nel territorio comunitario; la seconda, invece, è che i negoziati si articoleranno in due fasi distinte, cioè prima si parlerà delle modalità del divorzio e solo in un secondo momento dei futuri rapporti fra Londra e Ue. 

LE LINEE GUIDA UE  - Il fatto che la priorità dei negoziati sulla Brexit sarà di preservare i diritti dei cittadini viene fuori chiaramente fin dalle prime righe del documento: "L'obiettivo complessivo dell'Unione in questi negoziati sarà di preservare gli interessi dei suoi cittadini, delle sue aziende e dei suoi Stati membri", si legge. Secondo le linee guida Ue, le parti dovranno accordarsi "garanzie reciproche per salvaguardare lo status e i diritti" derivanti dalla legislazione europea. "Queste garanzie devono essere effettive e complete e includere il diritto ad acquisire la residenza permanente dopo un periodo continuato di residenza legale di cinque anni", si legge ancora. 
Le linee guida chiariscono poi che, dopo che il Regno Unito abbandonerà l'Ue, nessun accordo fra i 27 e Londra potrà essere applicato al territorio di Gibilterra senza un'intesa fra Madrid e Londra. Inoltre i leader Ue hanno promesso che, nel caso in cui l'Irlanda del Nord dovesse decidere tramite referendum di unirsi all'Irlanda, entrerebbe automaticamente a far parte dell'Unione europea, come richiesto nel summit dal premier irlandese Enda Kenny; alla base della questione c'è l'Accordo del venerdì santo del 1998, cioè l'accordo per la pace in Irlanda del Nord, in base al quale referendum sull'eventuale unificazione dell'Irlanda si potrebbero tenere da entrambe le parti del confine se Londra e Dublino rilevassero sostegno popolare per questo tipo di consultazione. Nel documento, infine, è incluso un riferimento alla necessità di risolvere "con rapidità" la questione della futura sede delle agenzie europee che attualmente si trovano nel Regno Unito, cioè l'Agenzia europea per i medicinali (Ema) e l'Autorità bancaria europea (Abe), che lasceranno Londra dopo la Brexit.

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