Martedì 02 Febbraio 2016 - 13:30

Brexit, Tusk apre a Cameron: Freno per sussidi a lavoratori Ue

"Una buona base per un compromesso" ha detto presidente consiglio Ue, citando poi Amleto

Brexit, Cameron: In bozza Tusk reale progresso ma c'è lavoro da fare

Concessioni per limitare i sussidi ad alcuni lavoratori comunitari presenti nel Regno Unito. È il cuore della proposta di accordo presentata oggi dal presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, in vista del vertice del 18 e 19 febbraio, in cui verranno discusse le richieste di riforma dell'Unione formulate dal premier David Cameron.

IL FRENO DI EMERGENZA.  Il documento accetta il principio di un 'freno di emergenza' sui benefici sociali forniti ai lavoratori comunitari (tra cui assegni familiari e alloggi popolari) nel caso in cui l'immigrazione sia eccessiva. Nel dettaglio, significa che qualunque europeo può trasferirsi nel Regno Unito per cercare lavoro ma non potrà usufruire di una parte del welfare per un periodo di tempo, che il premier britannico ha fissato in quattro anni e che Tusk ha rimandato alle decisioni dei leader europei.

L'Europa propone l'introduzione di un "meccanismo di salvaguardia" per rispondere alle richieste di Londra per un welfare 'ridotto' in caso di "afflussi eccezionali" di lavoratori provenienti da altri Paesi Ue, ma l'obiettivo del 'freno di emergenza' e la durata esatta della sua applicazione "dovranno essere affrontate in modo più dettagliato tra i leader europei", ha sottolineato Tusk, nella lettera inviata ai capi di Stato e di governo sull'accordo tra Unione europea e Regno Unito.

Un primo passo in avanti nella richiesta britannica di riforma europea, che comprende modifiche non solo sul piano dell'immigrazione dei cittadini comunitari ma anche per quanto riguarda il mercato unico, la competitività e l'integrazione economica e politica. Cameron ha accolto con favore la bozza di accordo vista come un progresso, sebbene necessiti di altro "lavoro da fare". La proposta di Tusk, infatti, pone l'accento sul fatto che la legislazione comunitaria stabilisca che i cittadini europei godano di libertà di movimento e non debbano essere soggetti a discriminazioni nel mercato interno, ma sottolinea anche che tale diritto può essere soggetto a limitazioni per vari motivi, tra cui una pressione eccessiva sul sistema sociale del Paese in questione.

Basterà questo a soddisfare le richieste britanniche in vista del referendum sull'adesione all'Unione europea? Parafrasando l'amletico dubbio di Shakespeare, il presidente Tusk ha riassunto il dilemma su Twitter: "To be or not to be together, that is the question" (Essere o non essere insieme, questo è il problema).

I tempi sono stretti. Venerdì si terrà la prima riunione dei negoziatori del Ventotto sulla proposta Ue, e giovedì 11 febbraio la seconda. Cameron, dal canto suo, vorrebbe anticipare il referendum, promesso entro la fine del 2017, al 23 giugno "se tutti gli Stati membri approveranno la bozza di accordo". L'intenzione del premier è quella di presentare l'accordo come una vittoria per Londra, in modo da poter iniziare la compagna elettorale a favore del 'sì' all'Europa.

L'EUROZONA. Per quanto riguarda il capitolo economico, la proposta di Tusk include un meccanismo per proteggere gli interessi degli Stati membri fuori dall'euro, come il Regno Unito, senza però concedere loro diritto di veto sulle decisioni dell'Eurozona. Anche in questo caso, le condizioni esatte per attivare questo meccanismo saranno discusse nel vertice della prossima settimana.

La proposta europea comprende anche l'impegno di aumentare gli sforzi per migliorare la competitività e garantire che i progressi siano periodicamente valutati per quanto riguarda la semplificazione della legislazione e la riduzione degli oneri amministrativi per le imprese, in modo da snellire la burocrazia.

La bozza propone anche soluzioni alle preoccupazioni di Londra sulla sovranità nazionale, l'integrazione politica e la sussidiarietà.
In particolare, suggerisce la creazione di un sistema di "cartellino rosso" per dare maggiore voce ai parlamenti nazionali, che potrebbero entro dodici settimane, e se soddisfano oltre il 55% dei voti loro assegnati (l'equivalente di circa 16 parlamenti nazionali), di porre il veto in materia di sussidiarietà in relazione alle proposte della Commissione. Per "rinforzare il rispetto della sussidiarietà gli Stati membri potranno "interrompere la presa in esame di una proposta legislativa europea se un certo numero di Parlamenti nazionali si oppone", si legge nella bozza di Tusk.
 

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