Giovedì 21 Aprile 2016 - 16:15

Brescello, il paese di don Camillo e Peppone sciolto per mafia

Si tratta del primo comune emiliano che va incontro allo scioglimento

Inaugurazione del museo e della statua dedicata allo scrittore Giovannino Guareschi

"Brescello visto da destra è il paese di Don Camillo, visto da sinistra è il paese di Peppone" recitava la voce narrante del film 'Il compagno don Camillo'. Ma da ieri Brescello (Reggio Emilia) è per tutti il primo Comune emiliano sciolto per infiltrazioni mafiose. La decisione del Consiglio dei Ministri riguarda un'amministrazione già commissariata.

Il sindaco Marcello Coffrini, eletto con una lista civica sostenuta dal Partito democratico, si è dimesso il 30 gennaio. Era da oltre un anno al centro delle polemiche a causa di un video pubblicato dalla web tv 'Cortocircuito', in cui negava che Brescello avesse problemi di criminalità organizzata e definiva il boss Francesco Grandi Aracri (condannato in via definitiva per associazione mafiosa e sottoposto a sequestro dei beni) "uno molto composto, educato, che ha sempre vissuto a basso livello". "A Brescello non abbiamo mai avuto una denuncia per estorsione e ricettazione" aveva aggiunto il sindaco. Dichiarazioni che avevano spinto il prefetto di Reggio Emilia a nominare una commissione di accesso agli atti incaricata di verificare la documentazione del Comune, per capire se e quanto la 'ndrangheta fosse infiltrata. Al termine delle indagini, la commissione inviò una relazione al prefetto, che a sua volta ne inviò una all'indirizzo del ministero dell'Interno. Ed è in base a questi verbali che ieri il Consiglio dei Ministri ha preso la sua decisione. Solo pochi giorni fa, il 13 aprile, il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, aveva inserito Brescello nella lista dei comuni da tenere sotto osservazione in vista delle prossime elezioni comunali perché in odore di mafia.

Fin dal primo episodio della serie di film con Fernandel e Gino Cervi tratti dai racconti di Giovannino Guareschi, nel 1952, Brescello è stato nell'immaginario degli italiani il tranquillo paesino sul Po dove gli avversari si battono duramente, tra reciproci dispetti, ma la voce della coscienza ha sempre l'ultima parola. Un luogo dove si conserva un'onestà profonda come le radici contadine di questo territorio.

Ma da qualche anno sono emersi nuovi legami in questa fetta di Emilia: con la Calabria e con la 'ndrangheta. Nel 2007 la Direzione nazionale antimafia parlava nella sua relazione annuale di "forte radicamento di affiliati alle aggregazioni mafiose di Cutro e Isola di Capo Rizzuto". E non è un caso che a Brescello ci sia un quartiere chiamato da tutti "Cutrello". A segnare l'anno zero per la consapevolezza della presenza della criminalità organizzata in Emilia Romagna è stata l'inchiesta Aemilia. Le indagini hanno svelato la presenza di una vasta rete dell'ndrangheta, portando a processo 147 imputati, 34 dei quali accusati di associazione mafiosa. Dalle carte dell'inchiesta affiorano gli interessi dei Grandi Aracri nel settore degli appalti pubblici e in operazioni immobiliari riferibili a diversi comuni, tra cui anche Brescello.
 

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