Venerdì 11 Marzo 2016 - 18:30

Borsa, Milano chiude in rally all'indomani Bce: volano le banche

Dopo una prima reazione tiepida, balzo dei mercati per le scelte di Draghi

Borsa, Milano chiude in rally all'indomani Bce: volano le banche

Dopo la reazione tiepida di ieri alle nuove misure di stimolo decise dalla Bce, oggi i mercati hanno messo a segno un deciso balzo con l'indice Ftse Mib che ha archiviato l'ultima seduta della settimana salendo del 4,8% a quota 18.987,75 punti. I mercati hanno messo in secondo piano le parole di Draghi che ha spento le aspettative di nuovi tagli in futuro, concentrandosi sui possibili effetti benefici delle misure varate ieri dal board della Bce sul mercato del credito. Secondo Credit Suisse l'istituto centrale europeo si prenderà una pausa nelle prossime due riunioni con l'attenzione del mercato destinata a spostarsi più verso misure di politica monetaria non convenzionali rispetto allo strumento dei tassi di interesse. Una spinta importante al buon umore dei mercati è arrivata quest'oggi dalla PBoC che ha apprezzato lo yuan dello 0,3%, rialzo giornaliero più ingente degli ultimi 4 mesi. Per quanto riguarda l'Italia indicazioni migliori delle attese sono pervenute dalla produzione industriale a gennaio (+1,9% mensile), mentre l'asta Btp ha visto il rendimento del triennale italiano scendere per la prima volta sotto zero (-0,05% dal +0,11% dell'asta precedente).

A cavalcare maggiormente l'effetto Bce sono state le banche con rialzi molto cospicui per Unicredit (+9,46% a 4,05 euro), Ubi Banca (+9,26% a 4,06 euro), Mps (+8,68% a 0,576 euro) e Intesa Sanpaolo (+7,47% a 2,734 euro). Tra le big del risparmio gestito si è mossa molto bene Anima (+8,61% a 6,43 euro).

Seduta in forte progresso anche per Saipem salita di oltre sette punti percentuali a quota 0,3847 euro (+7,19%). A dare sprint al titolo della società oil è l'upgrade deciso da Goldman Sachs che ha alzato il rating a buy inserendo il titolo nella propria Conviction List. "Riteniamo il titolo sottovalutato - si legge nel report odierno di Goldman Sachs dedicato al settore oil services - con il mercato che non riesce a cogliere i benefici legati alla soluzione dei problemi di bilancio, al miglioramento della redditività nelle attività Engineering & Construction onshore, alla ristrutturazione e al taglio dei costi".

Sprint per Telecom Italia (+5,47% a 1,042 euro) con il settore ben intonato anche grazie alle indicazioni arrivate dall'ad di Wind, Maximo Ibarra, che si è detto molto ottimista sull'arrivo dell'ok dell'Antitrust europea alla fusione tra Wind e 3 Italia. Sempre sul fronte M&A, il presidente di Telecom Italia, Giuseppe Recchi, ha smentito seccamente l'ipotesi di una fusione con Orange. L'operazione era stata rilanciata qualche giorno fa dalle dichiarazioni di Matteo Renzi e Francois Hollande e dalle parole di Stephane Richard, ad del colosso francese delle telecomunicazioni.
 

DRAGHI E LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE. "La disoccupazione giovanile è una tragedia e impedisce alle persone di giocare un ruolo attivo e significativo nella società", ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, in un'intervista rilasciata al Guardian a metà febbraio e pubblicata oggi. Draghi sottolinea che "occore ridurre la disoccupazione giovanile" che "minaccia l'armonia sociale" e "può portare a lungo termine a un aumento dei problemi sociali e dei problemi di salute". "Il consumo all'interno di una società - spiega il banchiere centrale - è determinato in parte dalla distribuzione della ricchezza, ma la questione ancora più importante è che le giovani generazioni possano partecipare al mercato del lavoro in modo equo".

PROTEZIONE PER VECCHI ADDETTI. Secondo Draghi "in molti Paesi il mercato del lavoro è impostato in modo da proteggere i vecchi 'addetti ai lavori', le persone con i contratti ben pagati e indeterminati, e protetti da leggi sul lavoro forti". "L'effetto collaterale - prosegue il numero uno della Bce - è che i giovani sono bloccati con contratti temporanei, meno pagati e vengono licenziati prima in tempi di crisi. Ciò significa anche che i datori di lavoro sono riluttanti a investire sui giovani, e i redditi di questa generazione restano inferiori nel corso della loro vita".

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