Mercoledì 20 Aprile 2016 - 17:00

Berlusconi-Weber: Preoccupazione per Brennero e Mediterraneo

Incontro a Roma per una colazione di lavoro a Palazzo Grazioli

Silvio Berlusconi riceve Manfred Weber a Palazzo Grazioli

"Se la chiusura della rotta balcanica a marzo ha ridotto sensibilmente, pari a circa il 90 per cento rispetto al mese precedente, il numero di attraversamenti illegali delle frontiere esterne dell'UE, rimane fortissima la preoccupazione per ciò che potrebbe avvenire al Brennero e per la riapertura della rotta mediterranea che porta i migranti sulle coste italiane". Lo scrivono in una nota congiunta il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, e il presidente del gruppo popolare al Parlamento europeo, Manfred Weber, alla fine della colazione di lavoro tenutasi a palazzo Grazioli. "Va assolutamente scongiurata ogni ipotesi di costruzione di barriere al Brennero da parte dell'Austria ed inoltre - continuano Berlusconi e Weber - non vi sono ragioni al momento che possano giustificare una sospensione di Schengen, che rischierebbe di provocare una seconda Idomeni alla frontiera italiana con l'Austria. Ognuno deve fare la sua parte, a cominciare dall'Unione Europea, per arrivare ad una maggiore cooperazione che deve portare ad un miglior sistema comune per la concessione dell'asilo, caratterizzato da standard identici in tutta Europa e da una ripartizione equa fra tutti gli Stati membri della Ue del numero dei richiedenti asilo. Intanto, anche per il miglioramento delle condizioni climatiche, nel mese di marzo dalla rotta del Mediterraneo sono arrivati sulle coste italiane 9.600 persone, un numero che è oltre il doppio rispetto al mese precedente. Il Mediterraneo non è la frontiera dell'Italia ma è la frontiera dell'Unione Europea e, in quanto tale, tutti gli Stati membri sono tenuti a difenderla. Così come - concludono Berlusconi e Weber - sono l'Unione Europea e gli Stati membri che devono farsi carico di gestire i rimpatri dei migranti economici, sottoscrivendo a tal scopo specifici impegni con i Paesi extraeuropei, anche ricorrendo alle c.d. clausole di condizionalità nell'ambito degli accordi di cooperazione allo sviluppo con tali Paesi".

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