Lunedì 25 Luglio 2016 - 17:00

Basket, Messina: Rammarico per Rio, Durant come Higuain

Il ct dell'Italbasket si trova in Sardegna al Forte Village per allenare i ragazzi all'interno della Basket Academy

Basket, Messina: Rammarico enorme per Rio, Durant come Higuain

Ettore Messina e la palla a spicchi sono inseparabili. Anche in un periodo di vacanza, a cui il ct dell'Italbasket avrebbe preferito il lavoro sul parquet "per preparare i Giochi". Invece "con un rammarico enorme" l'avventura degli azzurri si è fermata nella finale del torneo preolimpico che assegnava un posto per Rio 2016. Il vice allenatore dei San Antonio Spurs, franchigia Nba, si è raccontato così a LaPresse, che lo ha incontrato al Forte Village di Santa Margherita di Pula (Cagliari), dove il coach si trova per allenare i ragazzi all'interno della Basket Academy.

A distanza di qualche settimana, quanto è grande il rammarico per non esser riusciti a centrare la qualificazione ai Giochi di Rio?

E' enorme, in questo momento nessuno di noi avrebbe voluto essere in vacanza, bensì a preparare la trasferta e i Giochi. Il rammarico è enorme soprattutto per l'entusiasmo e il seguito che la squadra ha sperimentato nei giorni in cui è stata a Torino ma anche nel resto dell'Italia. Questo gruppo ha sempre generato grande attesa e aspettative per il talento che ha. Purtroppo per un motivo o per un altro è sempre arrivato a una sola vittoria dall'ottenere un risultato importante. Quest'anno ci abbiamo provato con grande impegno, la speranza è che nella prossima stagione possano centrare un risultato importante nel campionato europeo.

Gli ultimi rumors dicono che i suoi impegni in Nba non le permetteranno di proseguire la sua avventura sulla panchina azzurra. Ad oggi quante percentuali ci sono che possa essere il ct dell'Italia anche agli Europei?
 

Non ho ancora parlato con i miei capi a San Antonio, lo farò con calma. Allenare la nazionale italiana è un impegno importante, deve essere garantito il massimo della disponibilità e delle proprie capacità. Parleremo con calma, poi vedremo.

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Il passaggio di Kevin Durant dai Thunder ai Warriors ha scosso il pianeta Nba quest'estate. Come giudica la sua scelta? Golden State è davvero imbattibile come può sembrare?

Sulla carta è diventata imbattibile perché ha un quintetto di All Star che è difficile mettere insieme. E' un po' come nel calcio Higuain che lascia il Napoli e passa alla Juve. Questi grandi giocatori hanno sempre due strade davanti a loro. Una è quella di essere i migliori di una squadra e provare a portarla al titolo, l'altra, come è il caso di Durant e immagino di Higuain, è quella di andare a giocare con quelli che sono forti per aumentare sensibilmente le possibilità di vincere, perché alla fine quello che interessa ai campioni veri è vincere titoli, non magari le statistiche o i titoli individuali. E' una cosa che può non piacere perché sulla carta una squadra diventa imbattibile, però dal punto di vista del giocatore che vuole vincere un titolo si fa fatica a non comprendere questa scelta.

Come valuta il ritiro di Tim Duncan? Se lo aspettava?
 

E' un giocatore arrivato a 40 anni incidendo in una maniera incredibile sui San Antonio Spurs. Non è che ci si aspettasse il ritiro però ogni anno la domanda era 'con Tim oppure no?'. Quest'anno ha deciso di chiudere, e ha deciso di farlo con un profilo basso, senza conferenza stampa e grandi cose.

 

Al Forte Village lei guiderà la Basket Academy. Quanto è importante per il movimento italiano avvicinare i ragazzi alla pallacanestro fin da giovani?
 

E' importante fare reclutamento, impegnare il maggior numero di ragazzi. E' ovvio che questa è una location di vacanza, si fa un'attività per i ragazzi che sono qui per giocare. Io vengo qui da tanti anni, lo faccio con piacere, è qualche giorno di vacanza anche per me. A livello più strutturato poi avere la possibilità tramite le tante società che fanno attività di base cominciando dal minibasket è fuori discussione che sia molto importante.

Quali sono le prime tre cose che si insegnano ai bambini al loro approccio al basket?
 

Dipende dall'età. Inizialmente c'è il minibasket, che certamente è più un gioco che uno sport vero e proprio in cui i bambini prendono confidenza con la palla, con il proprio corpo e con lo stare in un gruppo in cui ci sono altri ragazzi. Poi verso i 13-14 anni si comincia a praticare lo sport vero e proprio. Nella prima fase la cosa più importante è che i ragazzi inizino a conoscere loro stessi, ci sono più aspetti ludici. Poi invece si insegnano i fondamentali del gioco, il palleggio, il passaggio e il tiro.

Scritto da 
  • Lara Cecere e Alberto Zanello
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