Martedì 29 Agosto 2017 - 15:15

Barcellona, Marocco: Non esportiamo terrorismo

La maggior parte degli assalitori aveva origini marocchine ma era cresciuta in Spagna

Barcellona, manifestazione contro il terrorismo

All'indomani degli attentati di Barcellona e Cambrils, man mano che le indagini delineavano la composizione della cellula jihadista che ha agito in Catalogna, è emerso che i 12 membri hanno origini marocchine. Tutti nati in Marocco tranne uno (Moussa Oukabir, che risulta nato a Ripoll), ma residenti stabilmente in Spagna, dove la maggior parte di loro è cresciuta. Il Marocco ritiene di essere "ingiustamente accusato di esportare il terrorismo".

"Alcuni dei terroristi hanno lasciato il Marocco a sei mesi o all'età di quattro o sei anni", sottolinea a LaPresse una fonte del dipartimento della Giustizia, affermando con toni duri che "i Paesi europei devono prendersela con se stessi per essere stati incapaci di assicurare l'integrazione di questa categoria di immigrati e di controllarli". Younes Abouyaaqoub, il 22enne che ha guidato il van a gran velocità sui passanti che il 17 agosto pomeriggio affollavano la Rambla, è originario di M'Rirt, nella regione della catena montuosa dell'Atlante. Ma da qui - fa sapere la fonte del governo marocchino - si era trasferito in Spagna quando aveva sette anni, insieme ai genitori e al fratello El Houssaine, anche lui coinvolto negli attacchi in Catalogna, che al momento del trasferimento di anni ne aveva quattro.

Di M'Rit sono originari anche i fratelli Omar e Mohamed Hichamy, di 21 e 24 anni, uccisi come i fratelli Abouyaaqoub dalla polizia catalana: pure loro trasferitisi con i genitori in Spagna da bambini, quando avevano rispettivamente 3 e 6 anni. Anche Driss Oukabir, attualmente agli arresti, il 28enne che ha affittato i van usati nell'attacco di Barcellona, aveva lasciato il Marocco da piccolo: nato ad Aghbala, si è trasferito in Spagna con il padre all'età di 10 anni; non così il fratello minore Moussa Oukabir, 17 anni, ucciso dalla polizia a Cambrils: lui in Spagna c'era nato, a Ripoll. È in questa cittadina a nord di Barcellona che viveva la maggior parte dei sospettati.

"Sarebbe inopportuno demonizzare il Paese d'origine dei terroristi in questione": Rabat non può essere responsabile per i cittadini che dal Marocco provengono ma "che sono cresciuti in Spagna, perché sono degli europei di situazione, dei prodotti della società in cui sono cresciuti", si dice al dipartimento marocchino della Giustizia, secondo quanto apprende LaPresse. "La stigmatizzazione gratuita del Marocco come esportatore di terrorismo - aggiunge la fonte - equivarrebbe a fare credere che esista in Marocco una predisposizione genetica alla violenza, sapendo invece che la radicalizzazione dei terroristi nel loro Paese di accoglienza si nutre del fallimento delle politiche di integrazione, oltre che dei problemi identitari, delle frustrazioni socio-economiche e del sentimento di rifiuto, fattori che rendono il radicalismo islamista più attraente".

Quella che è ritenuta la mente della cellula degli attacchi di Barcellona, cioè l'autoproclamato imam di Ripoll Abdelbaki Essatty, era nato a Chefchaouen, nota come la città azzurra del Marocco, ma viveva in Spagna da 17 anni. Secondo quanto risulta a Rabat, il 44enne, rimasto ucciso nell'esplosione di Alcanar, era emigrato in Spagna nel 2000, cioè a circa 27 anni, dopo avere lasciato i figli e la moglie a Tetouan; aveva precedenti per traffico di stupefacenti. Si somigliano molte storie dei membri della cellula jihadista. I fratelli Said, Youssef e Mohammed Aalla, tutti nati a El Ksiba, si sono stabiliti in Spagna con i genitori a 8, 11 e 16 anni; il primo, 19enne, è stato ucciso, il secondo 22enne è morto nell'esplosione di Alcanar, e il terzo è stato rilasciato. Come pure è stato liberato, ma resta sotto il controllo delle autorità giudiziarie, Salh El Karib, 34 anni, nato a Zagora, emigrato in Spagna a quanto risulta il 28 dicembre del 2009. Quanto a Mohamed Houli Chemlal, 21 anni, arrestato, naturalizzato spagnolo, è nato a Farkhana ma si è trasferito in Spagna con i genitori quando aveva sei mesi.
 

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