Mercoledì 12 Luglio 2017 - 16:15

Banche venete, alla Camera ok fiducia: cosa prevede il decreto

Il provvedimento, che scade il 24 agosto prossimo, passerà poi al Senato

Banche venete, ok fiducia alla Camera: ecco cosa prevede il decreto

Via libera dall'aula della Camera alla fiducia posta dal governo sul decreto legge per il salvataggio delle Banche venete, con 318 sì, 178 no e un astenuto. Dopo il voto di fiducia inizia l'esame degli ordini del giorno, con numerosi interventi preannunciati dai M5s. I tempi potrebbero allungarsi molto, visto che sui decreti legge alla Camera non c'è contingentamento dei tempi. Il decreto, che scade il 24 agosto prossimo, passerà poi al Senato.

COSA PREVEDE IL DECRETO. Garantire la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio e contemporaneamente facilitare la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza. e di Veneto Banca, dichiarate dalla Bce in condizioni di dissesto (failing or likely to fail). Sono gli obiettivi del decreto sulle banche venete che prevede aiuti di Stato per un massimo di 5,2 miliardi a vendita di parte delle attività delle due banche a Intesa Sanpaolo - operazione su cui è arrivato l'ok dell'Antitrust - ed il trasferimento del relativo personale. Il provvedimento, che dopo il primo via libera della Camera dovrà passare al Senato per l'approvazione definitiva entro la scadenza del 24 agosto, non ha subito modifiche in commissione se non l'inserimento del testo del dl bond,  il decreto che sospende per sei mesi il rimborso dei bond delle banche che hanno chiesto la ricapitalizzazione preventiva.

"Gli aiuti di Stato ammontano - ha spiegato Palazzo Chigi in una nota - a 4,785 miliardi di euro. A questa cifra si aggiungono circa 400 milioni quale fair value delle garanzie prestate dallo Stato sugli impegni delle banche in liquidazione, per un ammontare massimo di circa 12 miliardi di euro. Gli aiuti di Stato sono adeguatamente coperti dai crediti delle due banche".

Il provvedimento divide gli istituti in 'bad e good bank'. Per garantire la continuità dell'accesso al credito da parte delle famiglie e delle imprese, nonché per la gestione dei processi di ristrutturazione delle banche in liquidazione, si dispone una iniezione di liquidità pari a circa 4,8 miliardi di euro; la concessione di garanzie statali, per un ammontare massimo di circa 12 miliardi di euro, sul finanziamento della massa liquidatoria dei due istituti da parte di Intesa Sanpaolo. Si procederà al rimborso al 100% degli obbligazionisti retail, con un  contributo del 20% da parte della stessa Intesa. L'intervento, ha spiegato il numero uno di Intesa  Carlo Messina, "consentirà di mettere in sicurezza oltre 50 miliardi di risparmi affidati alle due banche".

I crediti deteriorati, la  cosiddetta bad bank, saranno ceduti alla Sga, la società per la gestione delle attività di proprietà del Tesoro (Che l'ha comprata l'anno scorso da Intesa) che nel 1997 ebbe  un ruolo chiave nel salvataggio e risanamento del Banco di Napoli, gestendone le sofferenze. Resta anche  una parte del personale che verrà gestita con una ristrutturazione per la quale sono stati stanziati 1,285 miliardi. Le banche in liquidazione iscrivono nello Stato patrimoniale un credito che sarà onorato man man che procederà il recupero dell'attivo in contenzioso.  Le passività  saranno finanziate dalla stessa Intesa Sanpaolo con un prestito garantito dello Stato. I debiti obbligazionari ordinari restano in capo alle società in liquidazione e verranno onorati alle rispettive scadenze.

In totale, aveva spiegato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, il decreto "mobilizza risorse fino a 17 miliardi", con garanzie a copertura del rischio di retrocessione dei crediti che non risultino in bonus, fino a 6,3 miliardi, e fino ad altri 4 per i crediti "attualmente in bonus ma ad alto rischio".

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