Martedì 14 Febbraio 2017 - 16:30

Banche, Governo pone fiducia alla Camera sul decreto

La conferenza dei capigruppo dovrà ora stabilire il calendario dei lavori

Banche, Governo pone fiducia alla Camera sul decreto

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento ha posto nell'aula della Camera la fiducia sul Dl Banche. "Pongo la questione di di fiducia senza emendamenti né articoli aggiuntivi" sul testo del dl Banche così come approvato dal Senato, ha spiegato l'esponente di governo. Il presidente di turno dell'aula, Luigi Di Maio, ha immediatamente convocato la conferenza dei capigruppo per stabilire il calendario dei lavori.

Gli emendamenti presentati dai deputati erano 146, la maggior parte dei quali firmati dal Movimento 5 Stelle, cui si aggiungono quelli di altri gruppi di opposizione. Solo 5 invece quelli a firma Pd, relativi ai rimborsi per i risparmiatori delle 4 banche in risoluzione. Una questione già affrontata anche al Senato, dove è stata approvata la riapertura dei termini al 31 maggio - con la possibilità di accedervi anche per i parenti stretti - per le domande di rimborso forfettario delle obbligazioni subordinate di Carife, Carichieti, Banca Etruria e Banca Marche.

Tramontata invece l'ipotesi di una 'blacklist' pubblica di debitori, caldeggiata in primis dal presidente dell'Abi Antonio Patuelli, su cui anche alla Camera sono stati presentati emendamenti: rimane quanto stabilito in commissione al Senato, ovvero che verranno resi noti, in maniera anonima, i 'profili di rischio' dei maggiori debitori. Questo dovrebbe mostrare come sono state gestite le banche finite sull'orlo del fallimento. Le altre modifiche di palazzo Madama al testo originario prevedono poi di limitare le remunerazioni del management degli istituti di credito salvati dallo Stato e il via libera a misure di educazione finanziaria, con una spesa annua ipotizzata su un milione di euro.

Significative le modifiche introdotte dal governo agli articoli 18 e 19 del decreto. Il primo precisa i criteri con cui determinare il valore delle azioni delle banche interessate dal provvedimento, individuando due procedure a seconda che la società sia quotata o meno e tenendo conto, nel secondo caso, dello stop alle negoziazioni. Il secondo si propone di diluire gli azionisti e individua un vantaggio per lo Stato con uno sconto del 25% sull'acquisto delle azioni, escludendo inoltre dai meccanismi di compensazione quanti hanno comprato azioni delle banche aiutate dopo l'entrata in vigore del bail-in. Viene anche fissato un tetto massimo al corrispettivo per l'acquisto delle azioni che il risparmiatore ottiene con l'applicazione del burden sharing.

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