Giovedì 11 Febbraio 2016 - 00:15

Banche, via libera alla riforma fallimentare e credito cooperativo

Renzi: Pronti a giorni decreti su rimborsi risparmiatori

Il presidente del Consiglio Renzi

 Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera ai provvedimenti sulla riforma fallimentare delle banche e del credito cooperativo. Dopo il Cdm il primo ministro Renzi ha riferito in conferenza stampa: per i rimborsi a chi ha perso i soldi col fallimento delle quattro banche - Etruria, Marche, CariChieti e Carife - "non c'è bisogno di un decreto legge, perché la legge di Stabilità già prevede un percorso. Si tratta di aspettare il decreto ministeriale e il dpcm che sono sostianzialmente pronti che saranno presentati nei giorni prossimi".

"Il governo ha una strategia chiara e precisa: è partita con un messaggio di aggregazione delle banche popolari, sancito dal decreto del 2015, e che ci auguriamo sia recepito nel modo più intelligente dai singoli soggetti che hanno la leadership delle banche popolari: auspico che possano al più presto fondersi, unirsi", ha poi aggiunto Renzi.  "Chi resta dentro le banche di credito cooperativo deve stare dentro un gruppo e chi esce dal sistema del credito cooperativo può decidere di muoversi in autonomia, a condizione che abbia un livello minimo di partenza di almeno 200 milioni di riserve e corrispondere all'erario un 20% di queste riserve", ha detto Renzi. "Rimangono le banche di credito cooperativo con le loro strutture - ha precisato il premier -. Se vorranno aggregarsi, noi le incoraggiamo a farlo. Ma il modello della banca di credito cooperativo rimane. Non è vero che, come dice qualcuno, la banca cooperativa sul territorio muore. Tuttavia deve stare dentro un sistema più grande che, partendo da un patrimonio da un miliardo diventa una struttura di grande importanza e rilievo". 

Sostanzialmente tutte le banche di credito cooperativo, che sono poco meno di quattrocento, dovranno stare dentro un unico grande gruppo con patrimonio minimo di un miliardo, "il che rende il gruppo molto solido", ha sottolineato Renzi. Chi vorrà uscirne dovrà avere almeno duecento milioni di euro di riserve e dovrà pagarne 40 allo Stato.

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