Mercoledì 17 Gennaio 2018 - 16:30

Avvocatessa col velo cacciata dall'aula del Tar di Bologna

Aveva il volto scoperto. Le è stato impedito di seguire il processo. Origini marocchine, da 25 anni in Italia dove si è laureata: "Non mi era mai successo"

Sentenza processo Emilio Fede

La giovane avvocatessa indossava il "Hijab",  il velo che lascia scoperto il volto. Il giudice del Tar dell'Emilia Romagna, Giancarlo Mozzarelli, l'ha invitata a toglierselo o a non partecipare all'udienza. Asmae Belfakir, 25 anni, praticante legale presso lo studio dell'Università di Modena era in aula per seguire insieme a una collega, una causa di appalti. Alla richiesta del giudice ha opposto un rifiuto e, davanti all'insistenza del dottor Mozzarelli, ha preferito abbandonare l'aula.

Asmae ha origini marocchine e vive in Italia dalla tenerissima età. Ha studiato nel suo nuovo Paese (l'Italia) e qui si è laureata in Giursprudenza con 110 e lode e una tesi su diritto e religione. La giovane ha partecipato a processi in aule di tribunale a Modena, Bologna e altre città. ha presenziato anche di fronte al Consiglio di Stato ma, confessa, "una cosa del genere non mi era mai accaduta". Sembra che qualche settimana fa abbia preso parte a una seduta con lo stesso giudice senza problemi. Questa volta, invece, Mozzarelli è partito subito all'attacco parlando di "tutela della nostra cultura" chiedendo alla giovane legale di togliersi il velo. Non si è trattato, quindi di questioni di sicurezza o di identificazione: "Il velo mi copre solo il capo. Il volto è scoperto e sono pienamente identificabile".

Immediata al reazione del deputato di "Possibile", Andrea Maestri: "Giustamente, a fronte di una richiesta illegittima e gravemente discriminatoria, la giovane collega si è rifiutata di togliere il velo, anche perché col viso scoperto e quindi perfettamente riconoscibile e identificabile. Ma ha dovuto lasciare l'aula d'udienza. Il magistrato amministrativo - aggiunge Maestri - avrebbe persino motivato la sua richiesta con il doveroso 'rispetto della nostra cultura e delle nostra tradizione', e non con l'indicazione di una norma asseritamente violata. Si tratta di un gravissimo e inammissibile abuso, rispetto al quale, oltre alla energica condanna etica e giuridica, serve quantomeno l'apertura di un immediato procedimento disciplinare.

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