Sabato 16 Dicembre 2017 - 13:00

Austria, Strache al governo con Kurz. Ministeri chiave a estrema destra

Il presidente austriaco ha dato luce verde alla formazione del nuovo esecutivo con la coalizione tra il Partito popolare (Övp) e gli ultranazionalisti del Partito liberale (FpÖ)

AUT, 24. OSZE Ministerrat

L'Austria diventa l'unico Paese dell'Europa occidentale con un partito di estrema destra al governo, oltre a essere guidata dal leader più giovane al mondo. Il presidente Alexander Van der Bellen ha dato luce verde alla coalizione siglata dai conservatori del partito popolare (Övp), guidato da Sebastian Kurz, e dall'ultradestra del partito della Libertà (FpÖ) guidato da Heinz-Christian Strache. Il nuovo governo, in cui il ministro degli Esteri uscente 31enne Kurz sarà cancelliere e Strache suo vice, giurerà lunedì mattina, ha annunciato Vienna. Nel futuro governo, cinque ministri su 13 sono donne, e l'età media è di 47 anni.

All'euroscettico nazionalista e xenofobo FpÖ saranno affidati alcuni incarichi chiave nel futuro governo, dopo che la precedente alleanza tra i socialdemocratici (Spö) del cancelliere Christian Kern e il partito di centrodestra di Kurz era collassata a maggio, portando alle elezioni del 15 ottobre. All'estrema destra andranno tra gli altri i ministeri di Interno, Difesa ed Esteri (da quest'ultimo saranno escluse le politiche europee, che resteranno nelle mani di Kurz e del suo schieramento). La formazione di Strache controllerà anche Questioni sociali e Salute, Infrastrutture (affidate all'ex candidato presidenziale, Norbert Hofer) e Sport.

Il ministro dell'Interno sarà Herbert Kickl, noto anche per aver ideato vari slogan xenofobi e islamofobi. Il 49enne iniziò la carriera politica a fianco di Jörg Haider, leader del partito morto nel 2008, che portò lo schieramento alla sua prima coalizione con l'Övp nel 2000. Quando Haider aveva creato una nuova formazione politica, Kickl era rimasto con Strache e da allora è stato tra i suoi più stretti collaboratori. Agli Esteri sarà la 52enne Karin Kneissl, che non milita nel partito di Strache ma è molto vicina alle sua posizioni, soprattutto sul netto rifiuto all'accoglienza dei rifugiati. Esperta di Medioriente (parla arabo ed ebraico), di recente si è anche espressa a favore dell'indipendenza della Catalogna. Alla Difesa, Mario Kunasek, 41 anni, che in passato chiese tra l'altro di escludere i richiedenti asilo dall'accesso alla sanità pubblica.

Kurz nella presentazione della coalizione e del programma del governo ha parlato della questione di migranti. "Non possiamo sprecar tempo a discutere la redistribuzione dei rifugiati, sappiamo che non funziona", ha detto, ribadendo posizioni già più volte espresse e che sono state chiave nella campagna elettorale, che avvicinano l'Austria ai Paesi dell'Europa orientale. È la stessa linea che a Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia è valsa una procedura d'infrazione da Bruxelles, per il mancato rispetto degli accordi di redistribuzione dei migranti.

Kurz ha anche ribadito che l'esecutivo sarà "filo europeo" e "contribuirà in modo attivo" nell'Ue, mentre Strache ha garantito che non ci sarà nessun referendum sull'uscita dall'Ue, il che rappresenta una rinuncia da parte della sua formazione. Tuttavia, Strache ha aggiunto che essa continuerà a "difendere i suoi obiettivi" nel contesto europeo, tra cui dare maggiori poteri ai governi nazionali.

Nel programma di governo ci sono poi l'opposizione alla maggior integrazione politica tra i Paesi europei, l'indurimento delle politiche sui rifugiati con controlli più severi ai confini nazionali e 2.100 poliziotti in più nelle strade. A livello economico l'estensione degli orari di lavoro, tagli fiscali a privati e imprese puntando su quelle che investono in Austria, nessuna imposta su patrimoni ed eredità. Sulle questioni sociali, il taglio degli aiuti agli stranieri che sono nel Paese da meno di cinque anni e aiuti ridotti per i rifugiati, in parallelo a sostegno alle famiglie con figli. Per l'ambiente, l'obiettivo è il 100% di energia da fonti sostenibili entro il 2030. Infine, la contestata cancellazione del divieto di fumare in bar e ristoranti che sarebbe dovuto entrare in vigore nel maggio 2018.
 

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