Giovedì 26 Gennaio 2017 - 10:15

Al via anno giudiziario, Canzio: No a processi mediatici

Il rimprovero del pg della Cassazione ai pm: "Troppe fughe di notizie"

Inaugurazione dell'anno giudiziario in Corte di Cassazione

Al via nell'aula magna della Corte di Cassazione la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. Al Palazzaccio sono presenti il capo dello Stato Sergio Mattarella, il presidente della Corte di Cassazione Giovanni Canzio, il procuratore generale Pasquale Ciccolo, il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Partecipano alla cerimonia anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, i presidenti delle Camere Laura Boldrini e Pietro Grasso, il presisente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano e la sindaca si Roma Virginia Raggi. Assente per la prima volta, in polemica con l'esecutivo, l'Anm; l'Associazione nazionale magistrati ha attaccato: "Il governo pensa di poter decidere chi deve fare il giudice".

PROCESSI MEDIATICI. "L'opinione pubblica esprime spesso sentimenti di avversione per talune decisioni di proscioglimento o anche di condanna, se ritenute miti, pronunciate dai giudici in casi che hanno formato oggetto di rilievo mediatico". Così il primo presidente della Corte Canzio, nel discorso discorso di apertura dell'anno giudiziario.

Questa situazione, sottolinea Canzio è creata da un "disorientamento" tra "la discrasia spazio temporale tra l'ipotesi di accusa, formulata nelle indagini, il pregiudizio costruito nel processo mediatico parallelo che si instaura immediatamente, le ansie securitarie dei cittadini, da un lato e le conclusioni dell'attività giudiziaria che seguono a distanza di tempo dalle indagini, già di per sè troppo lunghe".

"In questa contraddizione s'annida il conflitto tra la giustizia 'attesa' è la giustizia 'applicata', con il pernicioso ribaltamento della presunzione di innocenza dell'imputato", aggiunge Canzio.
 

FUGA NOTIZIE. "Dinanzi al fenomeno della fuga di notizie, fenomeno grave perché rischia di ledere il principio costituzionale di non colpevolezza, più volte viene invocato l'intervento del mio ufficio, che risulta quasi sempre sterile per la obiettiva difficoltà di individuare le singole responsabilità". È quanto si legge nella relazione del procuratore generale della Corte di cassazione, Pasquale Ciccolo.

Altro tema "delicato" sollevato dal procuratore "è quello del riserbo, sul quale già l'anno scorso mi sono soffermato ricordando che la stessa Corte di Strasburgo ha ribadito che ai magistrati è imposta la massima discrezione anche là dove si sia trattato di sostenere pubblicamente le ragioni e la bontà dell'attività giudiziaria svolta".

EVITARE ESTERNAZIONI POLITICHE. È dovere dei magistrati evitare esternazioni sul loro lavoro e, in questo ambito, "particolarmente delicate, ma solo raramente suscettibili di sindacato in sede disciplinare, appaiono le esternazioni di carattere politico e quelle concernenti vicende processuali in corso, potendo esse ingenerare nella collettività il convincimento, non importa se erroneo, che l'attività istituzionale del magistrato possa essere guidata da opinioni personali", ha spiegato il procuratore generale Ciccolo. "Pericolo tanto maggiore - sottolinea - quanto più il magistrato sia conosciuto, stante il maggior impatto mediatico delle sue dichiarazioni".

RUOLO SMARRITO DA TOGHE. "I problemi della giustizia vanno affrontati anche attraverso l'assunzione da parte di tutti di condotte consapevoli del proprio ruolo. 'Meno legge', anzitutto, per restituire alla fonte primaria la capacità di essere il luogo della mediazione politica coerente e sistemica delle esigenze e degli interessi che da essa sono regolati; più fiducia, poi - aggiunge Ciccolo - nei protagonisti dell'applicazione del dettato normativo, primi fra tutti i magistrati, per recuperare un ruolo più volte smarrito a causa di una solitudine immeritata o di un altrettanto immeritato oblio delle difficoltà di un sistema che 'fa notizia' soltanto per le condotte negative di pochi e non già per l'attività quotidiana di quanti, in silenzio, assicurano il miglior esito possibile alle istanze che la società porta dinanzi al potere giudiziario".

ADOZIONI GAY.  "La Corte non può e non intende sottrarsi al dovere di apprestare tutela ai diritti fondamentali della persona". Così il primo presidente della Corte Canzio, commentando le sentenze arrivate di recente su alcuni casi di adozioni da parte di genitori dello stesso sesso.

"Ma domandare in via esclusiva alla giurisprudenza - aggiunge - la soluzione di questioni che involgono scelte impegnative dal punto di vista etico-sociale non è la via preferibile, mentre sarebbe da privilegiare il percorso ermeneutico disegnato sulla base di una chiara ed esplicita volontà legislativa".

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