Martedì 07 Febbraio 2017 - 09:45

Amnesty accusa Siria: In carcere 13mila prigionieri uccisi dal 2011

Il governo siriano ha portato avanti una campagna di impiccagioni collettive

Amnesty accusa Siria: In carcere 13mila uccisi dal 2011

Il governo siriano ha portato avanti una campagna di impiccagioni collettive nel carcere di Saidnaya, vicino a Damasco, dove almeno 13mila persone, in maggioranza civili e presunti oppositori del regime, potrebbero essere morti. È la denuncia di Amnesty International che pubblica un documento dal titolo 'Il mattatoio umano: impiccagioni di massa e sterminio nel carcere di Saidnaya', all'interno del quale rivela che, tra il 2011 e il 2015, gruppi di 50 detenuti venivano impiccati due o tre volte a settimana, nel pieno della notte. Una pratica tenuta segreta ma che potrebbe essere ancora in vigore.

Molti prigionieri, spiega ancora la ong, sono morti anche per le "politiche di sterminio" delle autorità, che comprendono torture ripetute, privazione del cibo, dell'acqua e delle medicine. Per stilare il documento, Amnesty è entrata in contatto con 84 testimoni tra ex detenuti, giudici, avvocati e guardie. Generalmente, spiega, le impiccagioni avvenivano lunedì o martedì. I reclusi venivano chiamati per nome e veniva comunicato loro che sarebbero stati trasferiti in altre stretture detentive. In realtà, però, venivano portati con gli occhi bendati in una cella di Saidnaya, dove venivano picchiati, quindi portati in un altro edificio per essere uccisi.

Un ex giudice che assistette alle esecuzioni extragiudiziali ha riferito ad Amnesty che "venivano tenuti impiccati per 10-15 minuti. Alcuni non morivano perché erano magri, come la maggior parte dei giovani, il cui peso non li uccideva. Per cui, gli assistenti dei funzionari li tiravano fino a rompergli il collo". L'ong sottolinea che nessuno dei detenuti impiccati a Saidnaya sarebbe mai stato sottoposto a un processo reale, visto che i carcerati venivano condotti davanti a una Corte militare per appena uno o due minuti. Questi tribunali funzionano al di fuori del sistema legale siriano e le sentenze si basano su confessioni estorte con la tortura, mentre gli imputati non hanno possibilità di avere un avvocato né di difendersi da sé. "Gli orrori descritti in questa informativa - commenta la vice direttrice di indagine dell'ufficio regionale di Amnesty a Beirut, Lynn Maalouf - rivelano una campagna segreta e mostruosa, autorizzata al più alto livello dal governo siriano, con l'obiettivo di schiacciare qualsiasi forma di dissenso all'interno della popolazione siriana". I colloqui di Ginevra in programma per il 20 febbraio, aggiunge Maalouf, "non possono ignorare queste rivelazioni. Mettere fine a queste atrocità del governo siriano deve essere un punto incluso nell'agenda e l'Onu deve condurre immediatamente un'indagine indipendente".
 

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  • redazione web
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