Giovedì 24 Agosto 2017 - 07:45

Un anno dopo il terremoto, il Centro Italia ricorda le vittime

'Giornata del silenzio' ad Amatrice, lunga veglia ad Arquata e una fiaccolata a Pescara del Tronto

Amatrice, a un anno dal terremoto: la zona rossa

Un anno dopo rimangono silenzio, tanta commozione e il desiderio di "rinascere". Il terremoto del 24 agosto 2016 spezzò 299 vite in tutta la Valle del Tronto: 249 vittime tra Amatrice e Accumoli e ben 50 persone nella piccola Arquata del Tronto. Oggi nel Reatino tutti partecipano al triste anniversario già dalla notte, quando una lunga veglia commemora le vittime a partire dall'una e trenta.

Le fiaccole illuminano il percorso, senza telecamere accese o telefonini come hanno chiesto i familiari. Si leggono i nomi di chi non ce l'ha fatta, poi alle 3.36 risuonano 249 rintocchi di campana. Uno per ogni abitante di quei luoghi che non c'è più 365 giorni dopo. Terminata la veglia notturna il piccolo Comune, celebre prima del dramma per la famosa ricetta del sugo, si ritrova sotto la maxi tenda della Croce Rossa per la messa.

"La ricostruzione sarà vera o falsa. È falsa quando procediamo alla giornata, senza sapere dove andare. Mi chiedo: siamo forse in attesa che l'oblio scenda sulla nostra generazione per lasciare ai nostri figli il compito di cavarsela, magari altrove? Rinviare non paga mai", ammonisce nella sua omelia monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti. Poi avvisa. "Per rinascere non basteranno eroi solitari. Anzi, a dirla tutta, una comunità senza eroi è una comunità eroica. È la fuga dalla propria quota di impegno, infatti, che lascia le macerie dove sono; impedisce di ritornare; abbandona i più. Qui non si tratta di attribuire colpe a qualcuno o distribuire medaglie a qualcun altro, ma di fare quello che ci spetta".

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ALLA MESSA ANCHE GENTILONI E RAGGI. Ad ascoltare le intense parole del vescovo anche il premier Paolo Gentiloni il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il commissario uscente del governo per la ricostruzione Vasco Errani, il capo del Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli oltre alla sindaca di Roma Virginia Raggi. Il sindaco Pirozzi pone l'attenzione sulla rimozione delle macerie ("E' l'unico grave errore"), il collega di Accumoli Stefano Petrucci rassicura sulla consegna delle 'casette': "Sarà tutto fatto entro il 10 settembre". A complicare i tempi della ricostruzione c'è però sempre la burocrazia, che il vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D'Ercole, non esita a definire un "intralcio spietato che tenta di spingere lo spirito a un realismo fatale che rasenta il fatalismo della disperazione". 

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QUEL MALEDETTO 24 AGOSTO."Il paese non c'è più. Sotto le macerie ci sono decine di persone". E' l'urlo di dolore e anche la prima testimonianza del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, poche ore dopo il terremoto del 24 agosto scorso, quando interi comuni tra Lazio, Marche e Abruzzo furono praticamente cancellati. Sono le 3.36. Il boato, la terra che trema con una forza di magnitudo 6.0. Il centro Italia si sveglia nel panico: i soffitti di case e negozi cadono, le travi si piegano, gli oggetti sembrano lanciarsi da mensole, scaffali e dispense.

E' buio, la notte tra il 23 e il 24 agosto, ma si illumina a giorno tra lampade di emergenze, fari di macchine che tentano la fuga, e quelli dei primi soccorsi che invece faticano ad arrivare tra alberi sradicati sulle piccole strade di montagna, dove anche i ponti sono scrollati. L'epicentro del sisma viene registrato nei pressi di Accumoli, nella provincia di Rieti, in Lazio, dove immediatamente dopo la prima prima scossa sembra che il paese sia stato spazzato via.

Alle prime luci dell'alba si parla già di decine di morti, mentre la terra continua a tremare in modo violento, circa 300 scosse, quelle più forti di magnitudo 5,1 alle 4.32 e 5,4 alle 4.33 con epicentro a 5 chilometri da Norcia. La faglia sull'Appennino non si placa alle 4.34 un'altra, e un'altra fortissima scossa, forse la più lunga, raggiunge l'entità 5,4. L'ultima di un certo rilievo poco prima delle 14 ad Arquata, di magnitudo 4,9. Si scava tra le macerie, si prega per i morti e per chi con un filo di voce grida aiuto sotto sotto i detriti. I vigili del fuoco lavorano, interrottamente, con l'ausilio della Protezione civile, della Croce rossa, delle forze dell'ordine e dell'esercito.

Nessuno molla neanche per un istante, si lotta per portare alla luce quelle voci anche se flebili. Tutti si rimboccano le maniche, nessuno escluso. Il bilancio delle vittime è pesantissimo: 299, numero che supera il dramma dell'Aquila del 2006. Solo Amatrice conta 242 morti, di cui molti alloggiavano nello storico Hotel Roma, praticamente cancellato la stessa notte del 24 agosto. Indelebile l'immagine dei funerali celebrati il 30 agosto. Ventotto bare, di cui due bianche, su una di queste un orsacchiotto, e su entrambe le lacrime di genitori che quasi bagnano di più del temporale che proprio quel giorno decise di riversarsi sul tendone allestito a chiesa.

Scritto da 
  • Alessandro Banfo
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