Mercoledì 26 Aprile 2017 - 07:45

Alitalia, via al commissariamento, Governo: No nazionalizzazione

Il ministro Calenda lo ha escluso e ha parlato della volontà di negoziare un 'prestito ponte' con l'Unione Europea

Alitalia, dubbi sul futuro dopo il commissariamento. Governo: No alla nazionalizzazione

L'Unione europea può dare per un periodo di tempo limitato il via libera a un aiuto pubblico per Alitalia "per un orizzonte di 6 mesi, a condizioni molto precise che negozieremo sotto forma di prestito". Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda sottolineando che non si tratterà di "una nazionalizzazione né di cinque anni di amministrazione straordinaria" o di "miliardi di euro di perdite", ma di un "ponte transitorio finanziario". L'annuncio arriva nel giorno in cui il Cda, "data l'impossibilità  di procedere alla ricapitalizzazione", "ha deciso di avviare le procedure previste dalla legge", cioè per il commissariamento. Il cda  "ha preso atto con rammarico" della decisione dei propri dipendenti di non approvare il pre-accordo firmato il 14 aprile tra l'azienda e i sindacati.L'approvazione del verbale avrebbe sbloccato un aumento di capitale da 2 miliardi, compresi oltre 900 milioni di nuova finanza, che sarebbero stati utilizzati per il rilancio della compagnia.

QUALI LE IPOTESI? Una società ridimensionata e regionale, una cessione per intero a un 'cavaliere bianco' o uno 'spezzatino' aziendale. O, perfino, la chiusura definitiva della serranda. Sono alcune delle ipotesi sul futuro di Alitalia dopo che il cda ha deciso di convocare l'assemblea dei soci per l'avvio dell'iter di commissariamento. Gli azionisti italiani ed Etihad, che si vedranno il 2 maggio in seconda convocazione, passeranno la palla al Ministero dello Sviluppo economico, che dovrà nominare tra uno e tre commissari per tentare ogni strada possibile per salvare il salvabile della ex compagnia di bandiera.

Secondo le indiscrezioni, il governo starebbe puntando sul commissario straordinario unico. Ad assumere l'incarico potrebbero essere quello che era il presidente designato di Alitalia, Luigi Gubitosi, o Enrico Laghi, il commercialista romano già commissario straordinario dell'Ilva e presente in moltissimi cda di aziende pubbliche e private nel corso della sua carriera. Il commissario avrebbe poi 6 mesi di tempo per un nuovo piano industriale e per cercare un acquirente privato per il rilancio della società. In questo lasso di tempo i debiti sarebbero congelati e resterebbero da onorare i costi necessari per la continuità aziendale, come carburante, diritti aeroportuali e stipendi.

Se al termine del periodo commissariale la società sarà 'ripulita' dai costi che le fanno perdere oggi quasi 2 milioni di euro al giorno, potrebbe essere più facile per la ex compagnia di bandiera ricevere un'offerta da parte di un altro vettore. Secondo voci insistenti, Lufthansa avrebbe acceso un faro su Alitalia da mesi e sarebbe pronta a investire su una società più leggera. Tradotto: un passaggio ai tedeschi potrebbe costate molti esuberi e un probabile declassamento a vettore regionale.

Si tratta di un destino capitato ad altre compagnie dopo periodi di crisi. Alitalia è in effetti per certi versi ancora una compagnia regionale. Il piano industriale era in ritardo sullo sviluppo del lungo raggio e dei viaggi intercontinentali, su cui oggi si fanno i veri profitti. Il 90% dei passeggeri Alitalia si muove ancora tra Italia ed Europa, con un 'load factor', una percentuale di riempimento degli aerei, di appena il 75%, venti punti sotto le compagnie low cost che operano sulle stesse tratte. Se Alitalia diventasse un vettore regionale, potrebbe ridurre la flotta, vendere alcuni slot e diritti di volo, e concentrarsi solo su pochi voli a lungo raggio particolarmente redditizi.

L'ipotesi meno probabile è quella della nazionalizzazione. La via che a molti sembra la più facile, soprattutto da parte sindacale, oltre a essere impopolare per l'ulteriore esborso di denaro pubblico che comporterebbe, potrebbe rivelarsi troppo lenta. Le esigenze di cassa, pari a circa 230 milioni di euro al mese, si scontrerebbero con la necessità di ottenere un via libera dall'antitrust Ue. Una portavoce di Bruxelles ha confermato oggi che una eventuale iniezione di denaro da parte del governo o di società controllate dal Tesoro sarebbe possibile ma dovrebbe attenersi alle "stringenti" norme Ue in materia di aiuti di Stato. Solo due giorni fa il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, era stato molto chiaro: "Nessuna nazionalizzazione". Certo è che la soluzione non sembra a portata di mano. E se neanche il commissariamento fosse risolutivo, l'alternativa potrebbe essere il fallimento. Intanto il governo ha deciso di prendere tempo. Il vertice al Mise, previsto per domani, è stato rinviato per attendere le deliberazioni dell'assemblea dei soci di Alitalia.

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