Martedì 25 Aprile 2017 - 08:45

Alitalia, bocciato il referendum A Milano e Roma vince il 'no'

Alta la partecipazione al voto, con un'affluenza vicina al 90%

Roma - Aereoporto di Fiumicino: Sciopero e corteo dei lavoratori precari di Alitalia

Bocciato. I lavoratori respingono l'accordo raggiunto dai sindacati con l'azienda. Il futuro di Alitalia è un punto interrogativo e si profila lo spettro del fallimento.

La consultazione si è chiusa con una netta vittoria del no: Quando sono stati scrutinati circa 7mila voti su poco più di 10mila, già si superano i 5mila voti contrari. A Fiumicino si contrappongono il personale di terra e quello di volo. E' soprattutto tra chi lavora a bordo degli aerei che prevale il no: 3166 sono i lavoratori che fanno questa scelta contro appena 304 sì. Ma i sì del personale di terra, pur più numeroso, non bastano a compensare la differenza.

"Il dato è ormai definitivo. I no hanno prevalso sul sì. Un risultato che speravo diverso anche se non è stato una sorpresa", commenta Claudio Tarlazzi, segrertario generale Uil trasporti. "Chiedevamo da tempo - spiega - all'azienda di concentrarsi sui veri elementi critici che non sono rappresentati dal costo del lavoro, ma dalla scarsità di ricavi e sovraccosti sulle forniture". "I lavoratori - ha aggiunto - hanno dato un voto contro gli ultimi due anni di questa azienda. Cosa succede ora non lo so - ha concluso - mi auguro che si scongiuri il commissariamento".

"Ha prevalso la rabbia dei lavoratori sulla razionale valutazione. Una rabbia motivata dal comportamento del management - gli ha fatto eco Antonio Piras, segretario generale della Fit-Cisl - che ha irresponsabilmente portato l'azienda alle attuali condizioni ed esasperato i lavoratori".

L'azienda, appena appreso il risultato, ha convocato un consiglio di amministrazione per domani. Che il clima non fosse positivo lo si era capito già dal pomeriggio, quando il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni aveva presieduto un vertice su Alitalia con il ministro dei Trasporti Graziano Delrio e il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. E se sabato il premier si era speso in un appello diretto, dicendo che "ai dipendenti vengono chiesti sacrifici, ma so che senza l'intesa sul nuovo piano industriale l'Alitalia non potrà sopravvivere", oggi il candidato alla segreteria del maggiore partito di Governo, il Pd, Michele Emiliano, ha attaccato: "Ogni volta che un Governo in carica italiano dà un indirizzo chiaro agli elettori, gli elettori fanno esattamente il contrario. Io suggerirei in futuro ai Governi di evitare di ingerire in queste vicende, almeno fino a quando non sono rilegittimati. Mi pare che il quasi ricatto psicologico 'Votate a favore dell'accordo o facciamo fallire la società' ha provocato una brutta reazione".

Gli ha fatto eco l'ex collega di partito, oggi in Sinistra italiana, Stefano Fassina: "Nonostante minacce e ricatti da parte del Governo, il No ha prevalso nettamente al referendum Alitalia. Lavoratrici e lavoratori, già segnati da due giri di inutili ma dolorosissime ristrutturazioni, hanno detto No perché, anche questa volta, a fronte dei pesanti sacrifici richiesti, il piano industriale è assolutamente inadeguato. Uno strumento utile solo per tirare a campare in attesa di una svendita o di ulteriore ridimensionamento".

Difficile ora dire con certezza quello che avverrà. Con ogni probabilità il cda domani delibererà l'amministrazione straordinaria, dopo di che il Governo nominerà un commissario. La prospettiva - a meno di un improbabile salvataggio pubblico - appare quella della liquidazione.

Scritto da 
  • Fabio De Ponte
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