Giovedì 06 Aprile 2017 - 16:00

Crisi maggioranza, Alfano: Torrisi si dimetta. Lui: Manco in Urss

Il neopresidente della commissione Affari costituzionali risponde piccato al leader Ap

Alfano: Torrisi si dimetta. La replica: Manco in Urss

Ancora caos nella maggioranza dopo l'elezione al Senato di Salvatore Torrisi come presidente della Commissione Affari Costituzionali. Un voto che ha riunito tutta l'opposizione e mandato su tutte le furie il Pd, in quanto il suo candidato Giorgio Pagliari è stato silurato. Ieri il Pd aveva chiesto un chiarimento al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: "Abbiamo raccontato al premier quello che è successo e manifestato preoccupazione per l'accaduto, sottolineando la gravità. Abbiamo discusso insieme di come noi vogliamo affrontare questo passaggio. C'è una ferita che dobbiamo tentare di sanare perché arriva all'interno della maggioranza di governo alla quale abbiamo sempre garantito lealtà e ci aspettiamo una lealtà che oggi non c'è stata". 

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Oggi arriva la risposta del leader di Ap, nonché ministro degli Esteri, Angelino Alfano: "Ho letto le parole di Orfini, le trovo surreali. Se c'è stata questa frana nella maggioranza il primo partito della maggioranza dovrebbe porsi dei problemi invece che attaccare noi che siamo seri e leali. Se qualcuno è alla ricerca di pretesti per fare cadere la legislatura lo dica chiaro. Qui nessuno è nato ieri e non ci prestiamo al giochino". Alfano ha rivendicato la lealtà di Ap. "Ho chiesto a Torrisi di rinunciare perché siamo leali e rispettiamo i patti e nei patti la presidenza spettava al Pd. Non era il nostro obiettivo avere il presidente della commissione. Gli ho parlato e mi ha chiesto di rifletterci 24 ore ed essendo una persona stimata ho acconsentito. Gli ho detto che per noi è una questione di principio e gli ho detto che la sua presenza alla presidenza della Commissione è alternativa alla sua presenza in Ap". "Ieri è stato eletto quello che fino a ieri era il vicepresidente e noi gli abbiamo chiesto di rinunciare all'incarico. La votazione è finita 16 a 11. I numeri parlano chiaro. I nostri due hanno votato per il candidato Pd, altrimenti finiva 18 a 9":

TORRISI: MANCO IN URSS. Mi sembra inconcepibile e assolutamente irrituale la sua richiesta. Sono preoccupato per Alfano, manco nel partito comunista sovietico. Se mi fossi dimesso ieri, oggi non saremmo riusciti a chiudere la discussione generale sul decreto sicurezza. Ci sarebbe stato il blocco delle istituzioni". Così il neopresidente della commissione Affari costituzionali Salvatore Torrisi (Ap), replicando all'ultimatum di Angelino Alfano.

ORFINI: COLPA DEL PD? SIAMO AL DADAISMO. "La reazione delle forze politiche che hanno creato l'incidente (e anche di qualche non lucidissimo opinionista) è stata di dire che il Pd aveva messo a rischio la stabilità. In sintesi: si costruisce un'operazione del genere, lo si fa in segreto, lo si fa contro il Pd e poi si dice che e' colpa del Pd. Siamo oltre le fake news. Siamo al dadaismo" ha scritto Matteo Orfini, presidente Pd, su Facebook.

ORLANDO: A SCHERZARE COL FUOCO... "I timidissimi segnali di ripresa e le preoccupanti dinamiche che hanno riportato lo spread a un livello più alto, a 200, consiglierebbero a tutti di non scherzare con il fuoco, perché con il fuoco in questo momento si rischia di bruciarsi e di fare del male al Paese". Lo ha detto il ministro della Giustizia e candidato alla segreteria del Pd, Andrea Orlando, a margine della visita al Salone del mobile di Milano, dopo le polemiche che hanno portato alla presidenza della commissione Affari costituzionali del Senato Salvatore Torrisi (Ap), e non un esponente dem. "Quindi - ha aggiunto - discussione seria sì, ma non mettiamo a rischio la possibilità di portare fino in fondo alcune riforme che sono essenziali nel rapporto con l'Unione europea e, soprattutto, una nuova legge elettorale, perché le urne senza sbocco significano mettere il Paese in una situazione dalla quale con fatica siamo riusciti a tirarlo fuori in questi anni". Siamo alla vigilia di una crisi di governo? "Mi auguro vivamente di no. Credo sia una vicenda seria, che va affrontata nel rapporto tra i gruppi parlamentari. Eviterei di coinvolgere il capo dello Stato in questa vicenda, perché al momento mi sembra si tratti di un chiarimento che si deve realizzare fra le forze politiche e che il Pd deve promuovere".

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