Mercoledì 13 Gennaio 2016 - 13:30

Aggressioni con acido, Levato condannata a 16 anni, 9 anni a Magnani

Il gup Roberto Arnaldi ha anche disposto un risarcimento di un milione di euro a titolo di provvisionale per Pietro Barbini

Condanna a 16 anni per Martina Levato

Il gup di Milano Roberto Arnaldi ha condannato a 16 anni di carcere con rito abbreviato Martina Levato e a 9 anni e sei mesi Andrea Magnani per le aggressioni con l'acido. Il gup Roberto Arnaldi ha anche disposto un risarcimento di un milione di euro a titolo di provvisionale per Pietro Barbini, vittima della "banda dell'acido", e 100 mila euro per i suoi familiari. La stessa provvisionale è stato disposta anche per Stefano Savi e i suoi familiari. Il giudice ha poi disposto un risarcimento di 50 mila per Giuliano Carparelli, scampato al l'agguato con l'acido solo perché è riuscito a ripararsi con un ombrello e 50 mila euro per Antonio Margarito, che Martina Levato ha cercato di evirare nel maggio 2014.  "Voglio esprimere la soddisfazione da parte della Procura perché l'associazione a delinquere è stata riconosciuta, la banda dell'acido c'era". Queste le parole con le quali il pm Marcello Musso, titolare delle indagini sul l'acido, ha commentato la decisione del gup Roberto Arnaldi di condannare con rito abbreviato Martina Levato e Andrea Magnani.

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DIFESA. "Riteniamo profondamente ingiusta questa sentenza perché la condanna per l'aggressione a Stefano Savi così come la parte della condanna per l'assopciazione a delinquere è fantadiritto". Così l'avvocato di Martina Levato, Alessanda Guarini, commentando la condanna. La ragazza era stata condannata a 14 anni, insieme all'amante e complice Alexander Boettcher, per il blitz contro l'ex compagno di classe Pietro Barbini. "Nei confronti della Levato - ha osservato il legale - rimane un accanimento totalmente ingiustificato". "Quando non c'è misura nelle sentenze c'è da aver paura - ha spiegato - perché poi dobbiamo fare i conti con i 16 anni a Stasi, i 16 anni alla Franzoni e i 16 anni a Martina Levato". "Dal nostro punto di vista - ha proseguito l'avvocato Guarini - il giudice non ha tenuto conto di quella via ferrata delle prove, che noi abbiamo indicato e non sappiamo come potrà motivare questa parte della sua decisione, che rimarrà profondamente ingiusta. Una pena ingiusta non rieduca nessuno, non serve a nessuno e non fa onore alla nostra Costituzione".

 

Unica soddisfazione, il fatto che "non è passata per la Levato la richiesta del pm Marcello Musso che voleva per Martina Levato il massimo della pena. Fortunatamente la tesi della pena esemplare non è passata". In particolare, l'avvocato Guarini ha sottolineato come l'associazione a delinquere, riconosciuta dal gup Arnaldi, in realtà non esista "e non ci fosse un progetto criminoso dell'associazione, ma solo quello della Levato e le armi erano i fucili di Dragon Ball. Penso - ha aggiunto - che Totò Riina dal carcere di Opera rida perché hanno dato l'associazione a Martina Levato". Il legale ha preannunciato che la difesa della 24enne intende battersi con le unghie e con i danni anche per ristabilire al verità sul tentativo della ragazza di evirare Antonio Margarito nel maggio 2014. Per la difesa invece si tratta di una violenza, come la ragazza ha raccontato in aula. "Martina è scoppiata in lacrime dopo la lettura del dispositivo - ha aggiunto - perché non capisce come non sia stata apprezzata la sua collaborazione vera e autentica, a differenza di quella di Magnani, che non lo è stata affatto. Lui recita questa parte surreale della partecipazione inconsapevole. Marina, invece, si è messa a nudo davanti al giudice, ma questo non è stato valutato. E anche in questo la sentenza è ingiusta". L'avvocato Guarini ha preannunciato l'intenzione di fare appello contro al decisione del gup Arnaldi "con grande vigore e senza esitazione" proprio perché "questa è una condanna ingiusta - ha ribadito - e tutte le volte che le condanne sono ingiuste non fanno onore alla Costituzione italiana".

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