Mercoledì 24 Gennaio 2018 - 07:30

Afghanistan, attacco armato a Save the Children: 3 morti e 27 feriti

Isis rivendica. L'organizzazione: "Sospese le nostre attività in tutto il Paese"

Afghanistan, attacco armato a Save the Children

È di tre morti e 27 feriti il bilancio di un attacco di uomini armati alla sede di Save the Children a Jalalabad, nell'est dell'Afghanistan. Intorno alle 9:10 (ora locale) di mercoledì un'autobomba è esplosa all'ingresso della sede dell'Ong nel distretto di polizia tre e un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione nell'ufficio, ha fatto sapere Attaullah Khogyani, il portavoce del governatore del Nangarhar, la regione al confine con il Pakistan in cui si è verificato l'attentato. Le vittime, secondo il governo locale, sono due guardie di sicurezza dell'ong e un civile. L'organizzazione ha annunciato la sospensione delle sue attività in tutto l'Afghanistan. "In risposta a questo, tutti i nostri programmi in Afghanistan sono stati temporaneamente sospesi e i nostri uffici chiusi", ha affermato un portavoce. 

Il gruppo terroristico Stato islamico ha rivendicato la responsabilità dell'attacco tramite il suo organo di propaganda, Amaq. Nel comunicato si legge che "tre martiri hanno partecipato all'attacco contro le fondazioni britanniche e svedesi e le istituzioni governative afghane", riferimento allo Swedish Comittee per gli affari umanitari e al ministero afghano delle Donne, situati nei pressi della sede dell'ong. 

Un testimone che si trovava all'interno del compound, Mohammad Amin, ha detto ad Afp di aver udito una forte esplosione. "Siamo scappati e ho visto un uomo armato colpire il cancello principale con una granata. Mi sono buttato dalla finestra", ha raccontato. "Potrebbe essere un attacco più complesso: ho sentito colpi di arma da fuoco arrivare da dentro gli uffici", ha detto un altro testimone. I media afgani mostrano una colonna di fumo nero alzarsi dall'edificio e quello che sembra essere un veicolo in fiamme. 

I talebani, inzialmente indiziati per l'attentato, hanno preso le distanze: "Noi mujaheddin non siamo implicati nell'attacco di Jalalabad", ha scritto su Twitter il portavoce, Zabiulah Mujahid.

Il ramo britannico di Save the Children ha espresso la sua preoccupazione su Twitter: "Siamo devastati dalla notizia. Le nostre principali preoccupazioni sono la salvezza e la sicurezza del nostro personale". L'Afghanistan, sottolinea l'Ong, è uno dei Paesi al mondo dove è più difficile essere bambini e dove gli operatori umanitari lavorano in condizioni particolarmente complicate. 

La provincia di Nangarhar è una roccaforte dello Stato Islamico e conta una forte presenza di Talebani. Per questo nella regione Stati Uniti e Afghanistan stanno portando avanti numerose operazioni terra-aria. Questo attacco arriva pochi giorni dopo quello del 20 gennaio all'hotel Intercontinental a Kabul, rivendicato dai talebani e che ha causato 43 morti.

Su Twitter,  leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, ha scritto: "L'attacco a Jalalabad è una terribile notizia che mi lascia sgomento. Massima solidarietà e vicinanza a @SavetheChildren e a tutti coloro che operano per assicurare ai bambini migliori condizioni di vita".

È intervenuta anche la presidente della Camera, Laura Boldrini con in un tweet: "Vicinanza e solidarietà a #SaveTheChildren per il terribile attentato nella sede di #Jalalabad in #Afghanistan. Attacco rappresenta una grave violazione del diritto umanitario internazionale ai danni di una #ONG che aiuta in tutto il mondo giovani in difficoltà". 

SOS Villaggi dei Bambini Italia ha espresso solidarietà ai colleghi di Save the Children Afghanistan. L'organizzazione Emergency ha fatto sapere di essere "scioccata". "Un attacco inaccettabile", si legge in una nota, che ha messo a rischio la sicurezza e la vita degli operatori di Save the Children nel Paese. "Siamo sempre più preoccupati delle condizioni di sicurezza e dell'instabilità. L'Afghanistan è ormai al centro di un vortice inarrestabile di violenza". "Ancora oggi, a 17 anni dall'inizio di una guerra durata quattro volte la Seconda guerra mondiale, nessuna zona può dirsi realmente sicura e nel Paese gli episodi di violenza, ai quali lo staff di Emergency continua ad assistere, sono quotidiani", ha dichiarato Rossella Miccio, presidentessa di Emergency. La guerra in Afghanistan non ha risparmiato nessuno: 2.480 bambini sono stati vittime di violenza nei primi nove mesi del 2017, con un incremento dei decessi del 5% rispetto allo stesso periodo del 2016, ricorda l'organizzazione. 

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