Martedì 24 Ottobre 2017 - 18:45

Adesivi antisemiti, Comunità ebraica romana: "Daspo a vita, i fiori non bastano"

Parla Ruben Della Rocca, vicepresidente della comunità ebraica di Roma, riguardo agli insulti antisemiti allo stadio Olimpico accostati all'immagine di Anna Frank

Rappresentanti S.S. Lazio depositano una corona di fiori alla Comunità ebraica

"Mai come questa volte le istituzioni hanno risposto tutte insieme, dal presidente Mattarella in giù. Ma siamo all'inizio del percorso. Non pensiamo che con un mazzo di fiori si possa risolvere il problema". Va dritto al punto Ruben Della Rocca, vicepresidente della comunità ebraica di Roma, che parla con LaPresse degli insulti antisemiti allo stadio Olimpico accostati all'immagine di Anna Frank.

Non avete un po' snobbato Claudio Lotito, che è arrivato in Sinagoga con una corona di fiori e non ha trovato rappresentati della Cer?
"La presidenza della Lazio ha voluto fare questo gesto simbolico, ma in questo momento bisogna andare oltre. C'è bisogno di cose più importanti" 

State pensando a qualche tipo di risposta?
"
Ma no. Noi non dobbiamo rispondere a nessuno. Denunciamo quando ci capita di dover denunciare, mettiamo a disposizione i nostri lavori, ma non siamo noi a dover trovare le soluzioni. Le trovi chi governa, tanto il Paese quanto il calcio" 

La politica sta rispondendo con proposte da tutti i fronti. La palla passa alle società di calcio?
"Sì, sono loro che devono fare tutto il necessario e collaborare con le forze dell'ordine perché questi personaggi non entrino più negli stadi. Il daspo lo devono dare loro e non le forze dell'ordine. In Italia le pene ci sono, devono essere applicate: non si può far uscire tutto dalla porta principale e farlo rientrare dalla finestra. Dobbiamo far capire che non funziona più così, che non va più bene, che abbiamo superato la soglia di sopportazione. Una volta identificati non dobbiamo dare il daspo per otto anni, ma per tutta la vita. Non è mica un diritto acquisito quello di entrare in un luogo pubblico se non ci si sa stare. Perché lo stadio dev'essere un porto franco? Basta, non lo possiamo accettare più"

La Lazio ha parlato di "pochi sconsiderati", ha voluto minimizzare?
"
Mettiamola così: sono pochi? Meglio ancora. Significherà avere un problema minore e riuscire a cacciarli. Sono pochi? Significa che sanno quanti sono, che sanno chi sono. È il momento di fare nomi e cognomi e di non farli più entrare allo stadio. Perché chiaramente non hanno la capacità di vivere con il prossimo, è gente che va isolata dalla società. Tanto non riusciamo a reintegrarli, perché ormai sono mentalmente andati. E a quel punto è bene che se ne stiano per conto loro e vedano le partite da un'altra parte. Ma non più negli stadi. Gli stadi lasciamoli tornare alle famiglie. Facciamo tornare i bambini negli stadi, facciamo che un bambino ebreo possa andare a vedere la Lazio senza sentirsi discriminato"

Lei cos'ha pensato appena ha avuto la notizia degli adesivi?
"Purtroppo siamo vaccinati a questo genere di forme di razzismo e antisemitismo. Però è ovvio che fa sempre rabbia. Perché stiamo parlando di sport, di calcio, di una passione sana come dovrebbe essere quella di tifare per la propria squadra. Però non si tratta solo di antisemitismo, il problema negli stadi è più grande: c'è razzismo, omofobia, misoginia. Non è mia intenzione fare tutto un calderone, ma credo che stiamo passando un momento molto pericoloso. Gli stadi sono solo una cartina di tornasole di una società che sta perdendo una serie di valori e fa fatica a recuperarli. Anche Roma, che amiamo in maniera viscerale, si è molto incattivita. Stiamo vedendo evocazioni di marce improbabili, un passato che vorremmo tutti che fosse finito, debellato."

Com'è possibile che una figura come quella di Anna Frank possa rappresentare un insulto per qualcuno? 
"C'è una certa morale ultras che identifica nell'ebreo, nel rom, nell'omosessuale l'insulto. E Anna Frank rappresenta questo. È un simbolo. Io però non accetto neanche i buonisti che dicono 'Non sanno cosa fanno'. No. Lo sanno perfettamente e proprio perché sanno chi era, cercano di colpire attraverso questa figura il tifoso avversario, secondo loro insultandolo. Questa è la morale perversa" 

Vi preoccupa l'escalation di forze politiche ultrareazionarie e di movimenti populisti in Europa? 
"Certo che sì. Se uniamo questa perdita di valori ai fenomeni di populismo, neofascismo e neonazismo che stanno rinascendo in tutto il Continente, il cocktail è esplosivo e lo stadio diventa l'arena dove queste persone credono di poter fare quello che vogliono"

Scritto da 
  • Maria Elena Ribezzo
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