Lunedì 19 Settembre 2016 - 11:45

Addio al presidente Ciampi, ai funerali da Mattarella a Draghi

Parata di politici e alte cariche dello Stato alle esequie

Addio al presidente Ciampi, ai funerali da Mattarella a Draghi

Oggi l'ultimo saluto al presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, morto a Roma venerdì scorso all'età di 95 anni. I funerali, in forma privata, si sono tenuti nella parrocchia di San Saturnino nel quartiere Trieste a Roma, dove l'ex capo dello Stato risiedeva con la moglie Franca. Oltre al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai funerali privati hanno partecipato il presidente della Bce Mario Draghi, il presidente emerito Giorgio Napolitano e la moglie Clio, Romano Prodi e consorte, la sindaca di Roma Virginia Raggi, Ignazio Visco, il presidentre della Consulta Paolo Grossi, l'ex premier Mario Monti.

Ciampi, nato il 9 dicembre del 1920, recentemente era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Il 13 maggio del 1999 venne eletto alla prima votazione, con 707 voti su 1010, decimo presidente della Repubblica. In precedenza era stato presidente del Consiglio del ministri dal 28 aprile del '93 al 10 maggio del '94. Fu governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993. 

IL RICORDO DI MATTARELLA.  "Il mio primo ricordo è di Ciampi governatore della Banca d'Italia, e in questa sua veste l'ho incontrato per la prima volta, un trentennio addietro, quando ero ministro per i Rapporti con il Parlamento".  E' il lungo ricordo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi. "Incontrandolo - racconta - si avvertiva immediatamente la sensazione della sua autorevolezza, naturale, non costruita. Era inevitabile apprezzarne la chiarezza delle analisi e delle proposizioni, la sua serenità nel considerare le varie proposte avanzate. Allo stesso tempo colpiva la fermezza nel difendere la solidità della moneta e nel garantire la tutela dei risparmiatori. Insomma, ne ho sempre ammirato, e condiviso, il forte senso delle istituzioni e la responsabilità che ne consegue nei comportamenti concreti, in qualunque circostanza, semplice o difficile".

"Nei sei mesi di quel comune impegno di governo - prosegue - non ricordo una sola volta, nelle discussioni in Consiglio dei ministri o in altre occasioni, in cui non mi sia trovato d'accordo con Ciampi. D'altronde era, nel governo, un punto di riferimento per tutti e lo dimostrava la pacatezza e la capacità persuasiva con cui conduceva a condividere le sue ragioni. Ricordo, ad esempio, il tema controverso della riforma delle fondazioni bancarie, ben preparato con riunioni preliminari e magistralmente condotto in porto in Consiglio. Il periodo più lungo e intenso di collaborazione con il presidente Ciampi è stato, per me, da ministro della Difesa. Ovviamente, anche per la sua veste di presidente del Consiglio supremo di difesa e per il ruolo di comando delle Forze armate, aveva una grande ed effettiva attenzione ai compiti, alle attività e ai problemi della Difesa. Lo faceva sempre con molto rispetto per le attribuzioni del governo ma la sua costante vicinanza era preziosa come orientamenti e rassicurante come sostegno. Vi si rifletteva, del resto, la visione che lo ha condotto a recuperare, nella nostra Italia, un più diffuso e condiviso senso di Patria e il desiderio che la società si ritrovasse unita nella vita quotidiana. Da questa esigenza è nata la sua iniziativa di ripristinare la sfilata del 2 giugno: ero accanto a lui, nella vecchia Flaminia, quando vedendo la grande quantità di nostri concittadini, intervenuti con entusiasmo, non nascondeva la commozione nel trovar la conferma di aver incontrato, con quella decisione, un condiviso sentimento popolare".

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  • redazione web
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