Giovedì 09 Novembre 2017 - 17:15

Accordo Ue per ridurre le emissioni. Bonn, sindaci Usa contro Trump

Parlamento e Consiglio trovano un'intesa per riformare il mercato delle emissioni. Cop23 a Bonn: oltre mezzo milione vittime di fenomeni meteo.

Opening session of the COP 23 UN Climate Change Conference in Bonn

Mentre a Bonn è in corso Cop23, la Conferenza mondiale dell'Onu sul clima, il Parlamento europeo e il Consiglio europeo hanno raggiunto nella notte un accordo provvisorio per riformare il mercato delle emissioni (Ets) e conseguire l'impegno previsto dall'accordo di Parigi per ridurre le emissioni di gas serra del 40% entro il 2030.

Il sistema ETS riguarda settori industriali "energivori" (grandi consumatori di energia): termoelettrico, raffinazione, produzione di cemento, di acciaio, di carta, di ceramica, di vetro. ETS è un sistema "cap-and-trade", che cioè fissa un tetto massimo al livello totale delle emissioni ma, all'interno di tale limite massimo, consente ai partecipanti di acquistare e vendere quote secondo le loro necessità. Nel sistema attuale, che verrà rivisto attraverso la proposta legislativa di cui sopra, gli Stati membri devono preparare i piani nazionali di assegnazione (PNA) nei quali determinano il rispettivo livello totale di emissioni e il numero di quote di emissione che assegnano ad ogni impianto. Alla fine di ogni anno gli impianti devono restituire un numero di quote equivalente alle emissioni che hanno prodotto. Le imprese che emettono meno emissioni rispetto alle quote ricevute possono vendere le quote in più, mentre quelle che hanno difficoltà a mantenersi entro i limiti delle quote ottenute possono decidere se intervenire per ridurre le proprie emissioni (ad esempio investendo in tecnologie più efficienti o utilizzando fonti energetiche a minore intensità di carbonio) oppure acquistare sul mercato le quote in più di cui hanno bisogno, o ancora ricorrere a una combinazione di queste due soluzioni.

Dopo il negoziato, a cui ha partecipato anche la Commissione europea, il testo deve passare attraverso il Parlamento e il Consiglio e, una volta approvato da entrambe le istituzioni, sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea entro 20 giorni. Secondo una dichiarazione rilasciata dalla Commissione Ue, saranno apportati "cambiamenti significativi" per accelerare la riduzione delle emissioni e degli approvvigionamenti in eccesso nel mercato del carbonio. Previsti meccanismi per facilitare l'innovazione e la transizione verso un'economia meno dipendente dalle emissioni di biossido di carbonio. Saranno inoltre aggiunte garanzie di protezione contro il rischio di perdite dovute all'eventuale spostamento degli investimenti nei confronti dei Paesi con limiti alle emissioni più blandi.

"L'accordo raggiunto oggi dimostra che l'Unione europea si è impegnata a tradurre l'Accordo di Parigi in azioni concrete, mettendo in atto la legislazione necessaria", ha dichiarato il commissario per l'Azione sul Clima ed Energia, Arias Cañete.

Il rapporto Germanwatch - E intanto a Bonn, all'attenzione dei 196 paesi riuniti nel Cop23, è stato portato un dato tanto agghiacciante quanto preoccupante. Tra il 1997 e il 2016, più di 520mila persone sono morte in oltre 11mila eventi meteorologici estremi tra cui tempeste, inondazioni e ondate di caldo in tutto il mondo. Lo certificano i dati del Climate Risk Index, pubblicato dal gruppo di ricerca tedesco Germanwatch. I danni economici provocati dal riscaldamento globale, secondo Germanwatch, ammontano a circa 3.16 trilioni di dollari. Nove delle dieci nazioni più colpite da eventi estremi sono Paesi in via di sviluppo, come Honduras, Haiti e Myanmar. All'ultima posizione della graduatoria troviamo Haiti, messa in ginocchio dal peggiore uragano degli ultimi 50 anni. Seguono lo Zimbabwe, colpito dalla siccità e da successive devastanti alluvioni, e le isole Fiji, che stanno faticando a riprendersi dagli effetti del più forte ciclone tropicale della sua storia.

"Ma le nazioni industrializzate devono fare di più per affrontare gli effetti climatici, che stanno cominciando ad avvertire anche a casa loro", ha dichiarato David Eckstein di Germanwatch. Gli Stati Uniti, per esempio, sono classificati al decimo posto nell'indice per il 2016, con 267 morti e 47,7 miliardi di dollari di danni causati da eventi estremi. L'indice non tiene conto dei rischi climatici a effetto lento, come l'innalzamento del livello del mare o la fusione dei ghiacciai. Alcuni paesi come Haiti, India, Sri Lanka e Vietnam sono stati ripetutamente colpiti e non hanno avuto tempo per recuperare completamente, ha sottolineato Germanwatch. "Soprattutto negli Stati più piccoli, le conseguenze sono difficilmente sopportabili", ha spiegato Eckstein.

Sindaci Usa contro Trump - Sindaci, aziende e rappresentanti della società civile degli Stati Uniti hanno presentato la piattaforma 'We are still in' ('Ci siamo ancora dentro') per ribadire l'impegno all'interno dell'accordo sul clima siglato a Parigi nel 2015 nonostante la decisione del presidente Donald Trump di uscirne. "La protezione del nostro pianeta è qualcosa che va al di là del segno politico di chi occupa la presidenza", ha spiegato il sindaco di Carmel (Indiana), James Brainard, in occasione del vertice sul clima. L'annuncio di Trump che gli Stati Uniti avrebbero abbandonato il cosiddetto 'accordo di Parigi' contro i cambiamenti climatici "non ha fatto altro che ribadire la necessità che il nostro Paese guidi la lotta contro i cambiamenti", ha aggiunto il primo cittadino, uno dei 2.500 rappresentanti dei poteri locali, sia repubblicani sia democratici, che hanno appoggiato l'iniziativa. La piattaforma, fondata a giugno, conta ora 40 organizzazioni della società civile, comunità religiose e aziende americane e un totale di 2.500 firmatari che rappresentano, secondo i fautori, circa 130 milioni di cittadini americani divisi tra i 50 Stati.

Nel corso del vertice di Bonn, che durerà fino al 17 novembre, verranno presentati altri progetti a difesa dell'ambiente e relazioni su azioni già attive con l'obiettivo di dimostrare che gli Stati Uniti non intendono rinunciare ad assumersi le proprie responsabilità contro i cambiamenti climatici. Nella città tedesca si prevede la presenza dei governatori della California, Jerry Brown; della Virginia, Terry McAuliffe; dell'Oregon, Kate Brown, e di Washington, Jay Inslee, oltre ai senatori Ben Cardin del Maryland; Jeff Merkley dell'Oregon e Brian Schatz delle Hawai. Lo scopo di questa ampia partecipazione americana è "correggere" l'assenza di un rappresentante ufficiale degno di una potenza mondiale. La delegazione da Washington infatti non comprende né il segretario di Stato, Rex Tillerson, né il direttore dell'Agenzia di protezione ambientale (Epa), Scott Pruitt, ma non ci sarà neanche il sottosegretario di Stato per gli Affari politici, Thomas Shannon. Ci saranno solo 48 delegati, la metà di quelli presenti alla Cop21 di Parigi. La volontà di Trump di uscire dall'accordo il prima possibile (si prevede entro la fine del 2020) trasformerà gli Stati Uniti nell'unico paese fuori dagli impegni climatici. Addirittura, rappresentanti della delegazione siriana hanno annunciato l'intenzione di aderire all'accordo. Anche il Nicaragua, un altro dei Paesi rimasti inizialmente esclusi, lo scorso 23 ottobre ha dichiarato ufficialmente la propria volontà di far parte della comunità dei Paesi sottoscrittori. Il reale obiettivo di Bonn è anche quello di affrontare gli aspetti concreti dell'attuazione dell'accordo di Parigi, destinato a sostituire nel 2020 il famoso Protocollo di Kyoto: i 200 paesi firmatari si impegnano a ridurre le proprie emissioni di gas serra per fermare il riscaldamento globale e degli oceani.

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